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Il bastone ed il ritrovamento a Gela

Sin dal 1683 il taumaturgo S. Rocco è il santo protettore dei buteresi, avendo sostituito S. Giovanni Battista. Secondo la leggenda, in quel tempo la città era flagellata dalla peste che creava lutti e panico tra i cittadini afflitti. Pare che Dio s'era sdegnato dei buteresi e non dava 
segno di placare la sua vendetta. Ecco che sulla spiaggia non lontana un'aura luminosa circondava una cassa, che, 
sballottata dalle onde galleggiava sulle acque. Tirata fuori dal mare, la cassa viene trasportata in città 
su un carro trainato dai buoi. 

A questo punto la leggenda si divide in due parti: mentre i gelesi affermano che i buteresi trafugarono di notte le sacra cassa, i nostri avi raccontano che furono i buoi, lasciati liberi, ad intraprendere la strada verso Butera.
Ma durante il cammino, i buoi stanchi e arsi dal sole, si fermarono nella contrada SS. Cosimo e Damiano. E siccome mancava l'acqua, ecco che da un roveto sgorgò dell'acqua fresca che dissetò gli animali e quei buoni cristiani che l'accompagnavano. Quel sito, divenuto sacro, prese il nome di «Acqua di Santa Reliquia», la cui sorgente esiste tuttora. Ripreso il fiato, i buoi raggiungono presto Butera, dove la curiosità spinge gli abitanti ad aprire la cassa: un nugolo di parpagghìuna (farfalle) esce fuori tra lo stupore degli astanti che rinchiusero subito la preziosa cassa. Di che si trattava? Nesuno sapeva darsi una risposta. Solo il Papa, tempo dopo dichiarava che le farfalle, giunte fino a lui, rappresentavano il corpo di S. Rocco ed ordinò di riaprire la cassa per accertare il contenuto. Fu subito la gioia dei buteresi: dentro la cassa trovarono i resti mortali del santo che custodirono dentro un reliquario e che ogni anno, nel giorno della sua festa, espongono alla venerazione dei fedeli.



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