|
I festeggiamenti veri e propri iniziano il 15 agosto con
“u juocu di lu sirpintazzu”: è questo un mostro artificiale che, come dice G. Vullo, “ha del pesce, dell’uccello e di
qualche altro animale insieme. Munito di coda da una estremità, e di testa che finisce con un largo becco
dall’altra, ha il corpo simile a quello del tonno ed è coperto da tela colorata a squame verdastre, chiazzate
di rosso, giallo e nero. Presenta due aperture sotto il collo.
Questo animale è portato da un uomo che vi si ficca dentro lasciando comparire al di fuori la parte inferiore
del suo stesso corpo coperto da pantaloni dello stesso
colore, cosicché il tutto insieme piglia la figura di un bipede che
potrebbe rassomigliare a un’oca piuttosto che a un serpente; non
mancando neppure le ali, quantunque accennate”.
 |
Si può condividere l’affermazione dello storico Arturo Lancillotto, il
quale ritiene che questa figura di rettile allude al serpente
schiacciato da Maria Assunta in Cielo, la cui solennità è
appuntofesteggiata il 15 agosto. Ma la tradizione popolare vuole che
questo serpente sia stato trovato vicino a San Rocco, mentre altri
ricordano un serpente che incontrato |
e
ucciso da un contadino anni addietro mercé l’intercessione del Santo
Patrono, cui aveva fatto fervido appello. Buona parte dei buteresi
comunque crede che il gioco del serpente e dell’oca sia da attribuire
ad un evento accaduto moltissimi anni fa, dove si narra che la contrada
Pozzillo era infestata da un grosso serpente che impediva i contadini
di lavorare ed agli animali di pascolare tranquillamente; tale serpente
fu ucciso il giorno dell’Assunta da un gruppo di buteresi coraggiosi,
utilizzando un’oca, appunto, come esca.
Alla vigilia della Festa del Santo, un uomo atletico, preceduto da un
rullo di tamburo, esce per andare a prendere il serpente; poco dopo “u
sirpintazzu” appare per le vie del paese, cercando con il suo becco ora
di togliere un berretto ad un passante, ora di portare via dai negozi
cibarie ed oggetti vari. In piazza tenta infine di afferrare un’oca
(precedentemente uccisa) legata ad un laccio, e, dopo molti tentativi
vi riesce. Con lo stesso becco, poi, cerca di rompere i cosiddetti
“pignatuni”, pieni all’interno di dolciumi ed oggetti vari di scarso
valore. |